PORTA DOJONA

Proseguiamo
ora per Via Rialto, giungendo in Piazza Vittorio Emanuele, per ammirare
la Porta dall'esterno delle mura cittadine. La porta è separata dal
Teatro Comunale da una scalinata, tuttavia rimane un senso di soffocamento
dovuto alla sua eccessiva vicinanza. Questa facciata é stata costruita
nel 1553, su progetto di Niccolò Tagliapietra e commissione del rettore
Francesco Diedo (il
cui nome è scritto sulla fronte sopra l'arco - FRANC. DIEDO. PRAET.
PRAEF.Q. OPT. ). Vari gli elementi rinascimentali, come le colonne poste
su alti piedistalli, l'architrave lavorato a triglifie e le due cariatidi
ai lati del Leone di S.Marco. Fino al 1730 (anno in cui fu interrato),
dalla parte nord, v'era il fossato, infatti alcuni ancora la chiamano
la "porta de le kadene".
Entriamo sotto Porta Dojona e notiamo sulla destra l'uscita di sicurezza
del Teatro, ma anche la quasi penombra. La Porta, infatti, venne coperta
nel 1609, data in cui assunse anche il nome attuale in onore di Giorgio
Doglioni, coaditore del vescovo-principe di Bressanone. Le pareti interne
sono ancora coperte delle antiche epigrafi e lapidi; la parte sud, dove
sono ancora appesi i vecchi battenti, é a differenza della parte nord
(rinascimentale) medievale, realizzata nel 1289. Ancora oggi è
visibile sulla sinistra una porta chiusa, che doveva condurre al camminamento
del castello e al torrione nord orientale, che testimonia l'appartenenza
di questa arte al sistema murario difensivo.
Sulla destra, l'edificio del Teatro fa angolo con la stretta via
Cipro e proprio lungo questa strada, sulla destra, sorgeva il Fondaco
delle Biade, come testimonia una scritta italiana e latina, ornata da
una pannocchia, un gambo di mais ed una spiga di grano.
"Ci avviamo, per via Cipro, nel cuore del centro storico, in un aprirsi
di strette vie dove il tempo sembra essersi fermato nell'incanto coloristico
di tempi antichi." (B. Zanenga). Infatti, questa via ricalca lo spazio
libero esistente tra gli alloggiamenti del castro romano e il vallo
che si apriva su Campitello. A nord di questo spazio, si trovavano le
mura medievali (oggi interamente distrutte) e, proseguendo verso ovest,
il castello maggiore della città medievale.
Ci
stiamo addentrando in quella che nel medioevo era chiamata la Contrada
di Collo ( comprendente i palazzi Miari e Crepadoni, con via Ripa e
via Catullo). Percorriamo via Nicolò Crepadoni, la
cui parte orientale è formata dagli edifici che danno su Piazza Mercato
o su Via Rialto, mentre la facciata occidentale dal
Palazzo Crepadoni (o Crepadona), che costituisce anche
l'intera parte sx di via Ripa (la parallela a via Crepadoni, congiungente
via Catullo con via Cipro).
La parte nord del palazzo è stata ristrutturata ed interamente conservata,
non lo stesso per la parte sud che costituiva il cortile e l'orto del
palazzo, mentre ora è adibita ad autorimessa.
Usciti dalla Crepadona, continuando a sinistra per via Ripa si lascia
a destra il Palazzo Miari, una ricca miscellanea di elementi architettonici
compresi tra il '500 e '600. Continuiamo
ora lungo via Ripa per tornare in Piazza Duomo.